Death by Lightning
Alle volte, le cose migliori arrivano così, all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. Dopo la tranvata che mi sono preso con “Train Dreams”(film su Netflix) ero scettico sul cominciare “Death by lightning” visto che le Fanta-etichette(tanto amate dal marketing aggressivo delle piattaforme streaming, ma che lasciano il tempo che trovano, zero) che possiamo affibbiargli sono praticamente uguali: Fine ‘800 inizio ‘900, U.S.A., dramma, in costume, taglio autoriale, ottimo cast, sociale, significativo, autoconclusivo. Le differenze però ci sono eccome e “Death by lightning” esce, a mani basse, vincitore del duello, soprattutto per una questione di ritmo.
Prima però faccio un piccolo accenno alla trama.
“Death by lightning” ci racconta la storia vera di come James Garfield verrà eletto, a sorpresa, ventesimo presidente degli Stati Uniti, ma sarà assassinato da Charles Guiteau non molto dopo il suo insediamento. Prima di linciarmi, tranquilli, è così che si apre la serie, è chiaro fin dall’inizio dove stiamo andando e chi sono i protagonisti. Seppur questo possa sembrare uno spoiler enorme per quelli che non conoscono la vicenda o per chi vuole suspance, se costruita e incastrata bene, come succede qui, questa “trama della trama” è stuzzicante e sposta il focus sul come non sul cosa, principio standard dei classici gialli. Non essendo uno storico Americano ma ricordandomi qualche cosa qua e là, mi è subito venuto un dubbio. Lincoln non era già stato assassinato e sepolto al tempo di Garfield(1881)? Faccio qualche ricerca e… si, eccome se era morto,16 anni prima. Quindi la domanda successiva nasce spontaneamente: Come cazzo è possibile che Garfield, il presidente degli Stati Uniti, non avesse una scorta o anche solo 1 uomo/ragazzo/bambino a proteggerlo da eventuali attacchi?
Altra ricerca. Era possibile perché gli americani pensavano che gli attentati alla più alta carica dello stato fossero “Una cosa da Monarchia” e che quindi un presidente eletto dal popolo non avrebbe dovuto affrontare un’eventualità simile.
Questa è una di quelle “cose storiche” assurde ma vere, 16 anni dopo l’assassinio di Abraham Lincoln, i presidenti Americani erano ancora privi di protezione, il che permise a Charles Guiteau di sparare due colpi al presidente nella stazione ferroviaria di Washington. Si dice che la moglie di Garfield volesse un servizio di sicurezza privata ma lui la dissuadesse dicendo:“Contro un assassinio non ci si può proteggere più di quanto ci si possa protegere dalla morte per un fulmine. Ed è meglio non preoccuparsi troppo di nessuna delle due cose.” Detto, fatto.
Proprio da questa celebre frase arriva il titolo della Miniserie, che oltre a regalarci una pagina di storia pressoché sconosciuta ai non americani ci fa usufruire di uno dei migliori prodotti Netflix 2025.
Il cast è estremamente azzeccato e potrebbe reggere una montagna sulle spalle.
La coppia presidenziale è composta da: Michael Shannon, non ha bisogno di presentazioni e Betty Gilpin, andatevi a ripescare l’incantevole serie “Glow”. Bradley Whitford ricopre il ruolo di fidato collaboratore del presidente e invece i due cattivoni della serie sono interpretati da Shea Whigham e Nick Offerman, veterani di un certo rilievo.
E infine… infine Matthew Macfadyen. Buon dio, che scalata sta facendo questo attore. Quanto l’ho amato in “Succession” che è, senza possibilità di discussione, una delle migliori serie drammariche/finanziarie/politiche mai fatte e che ha lanciato nell’iperspazio attoriale non solo lui, ma anche Jeremy Strong, Kieran Culkin, Sarah Snook. Macfadyen, forse perché lo è davvero, riesce a interpretare il ruolo dello sfigato in maniera magistrale, sempre credibile anche quando porta all’eccesso la recitazione. Mi colpiscono soprattutto le espressioni degli occhi, questo rapidissimo passaggio da “C’è una speranza” a “Sono perduto” gli riesce in pieno. Complimenti, veramente.
La serie si può gustare sia in lingua originale che con l’ottimo doppiaggio in Italiano, anche se ho trovato la voce di Garfield leggermente scollegata dal personaggio ,ma queste sono seghe mie.
I costumi sono sublimi e curati in ogni dettaglio, le scenografie, interne ed esterne, sembrano autentiche. La fotografia della serie è azzeccata. Smorza i colori accesi e rende tutto più scuro, si gioca sui grigi. Penso sia coerente con il contesto industriale e cittadino dell’800.
La vera trave portante di questa serie è il ritmo.
Chi ha suggerito di condensare gli avvenimenti della serie in sole 4 puntate, dalla durata di circa 60 min., c’ha visto lungo. Niente scene dilatate per riempire il minutaggio, niente sequenze poco ispirate o poco rilevanti ai fini della narrazione principale. Complimentoni, perchè di prodotti. che seguono questa linea su Netflix non ce ne sono molti. La scrittura è ottima, i discorsi dei personaggi sono interessanti e stimolano alla riflessione.
Apro una parentesi.
Non sono uno che parla di politica nelle proprie recensioni, qui si parla di cinema. Chiaramente il cinema però parla di politica anche quando non lo fa direttamente. Registi, attori e produttori spesso sono chiaramente schierati, non voglio mettere niente in bocca a nessuno, ma è un caso che questa serie arrivi durante il secondo mandato Trump? Una serie che parla di un uomo, un presidente, dalla parte del popolo, dalla parte della comunità nera e che rischia tutto pur di scardinare un sistema corrotto che fa gli interessi di pochi potenti. Casualità?
Ma perchè guardare solo oltreoceano, proprio in questi giorni l’Italia sta attraversando un aspro conflitto tra parti politiche, ma per come la vedo io, è un conflitto di classe, “Ammanicati” contro “Ordinari”.
E vogliamo parlare di come la questione Mansouri sia stata strumentalizzata per influenzare l’opinione popolare?
No, non è questo il luogo.
Chiusa parentesi.
L’unica cosa che rimprovero a questa serie è che non ci sono campi larghi, respiro nelle immagini, è tutto molto stretto, chiaramente fatto per la TV. Purtroppo ci stiamo abituando troppo a questo tipo di regia ed è un peccato. Mi piacerebbe vedere un taglio più cinematografico, vedere anche delle inquadrature più spinte, artistiche, rischiose. Ma non andiamo a “Cercare il pelo nell’uovo” e solo la questione inquadrature non inficia in nessun modo l’ottima impressione che ho di questa serie. Veramente un lavoro fatto come si deve, piacevole, scorrevole e culturalmente arricchente.
Tanta roba.


Grazie, cercherò di guardarla, mi hai incuriosito molto.
ti saprò dire